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EXCURSUS STORICI
LA GENESI

“I teologi pensano di sapere le domande. Gli scienziati pensano di sapere le risposte. Io penso che sia ora di bere un’altra birra.”

Molti di voi conoscono la birra artigianale, ma quanti veramente sanno cosa c’è dietro all’idea di metter su da zero una così complessa attività, fatta di minuziosa ricerca delle materie prime, di naturali attese che appaiono interminabili ed innumerevoli prove? Le materie prime che compongono una buona birra artigianale sono la chiave di volta del successo, partendo dal luppolo, principe e ‘sapore’ della bevanda per arrivare all’acqua. Quest’ultima rappresenta il 70% del prodotto; come nel nostro corpo, come per la Terra, l’acqua è la risorsa che tiene uniti gli elementi e che produce vita. Non è un caso che ai due imprenditori Matteo Minelli e sua moglie Maria Cristina Cocchi, abbia solleticato l’idea di produrre qualcosa partendo dalla nostra acqua, l’acqua di Gualdo Tadino, una tra le più pure e preziose del panorama mondiale. La sua fonte si cela nella Gola della Rocchetta, sgorga direttamente dalla roccia e dà i natali ad alcune delle acque più conosciute ed apprezzate al mondo.

Dunque, capitolo acqua risolto! Ora manca solo qualcuno che possa tradurre, miscelare, “cuocere” le materie prime per dare il via alla prova ufficiale. Nella primavera del 2012, Matteo inizia a sviluppare una forte curiosità verso i microbirrifici artigianali; tale curiosità nasce da una sua passione personale per le birre artigianali italiane, che preferisce bere rispetto alle parenti filtrate o al vino. Una birra artigianale non è filtrata; i naturali sedimenti che si vedono infatti nella bottiglia sono il segno dell’autenticità della lavorazione ed il gusto è così intenso che sembra quasi di mangiare, invece che bere. Durante il cammino di ricerca verso questa nuova avventura, ed essendo già imprenditore affermato con centinaia di contatti e conoscenze, incontra un mastro birraio, Rolando della Sera, con cui inizia una serie di scambi telefonici informativi per capire quali siano le prerogative per avviare una produzione di birra artigianale e, soprattutto, il luogo più adatto per l’alchimia.

Per questo venne in aiuto la nostra lead company, la Ecosuntek Spa, nata da Matteo nel 2008 insieme a suo nonno Vittorio Rondelli, proprietario dell’omonima azienda edilizia, ed altri soci minoritari. Ricavando uno spazio all’interno del capannone adibito agli ambiti dell’energia rinnovabile, inizia la prima cotta “di prova”. Grazie all’esperienza del mastro birraio ed all’intraprendenza di Matteo nel mettere a disposizione qualsiasi cosa avesse bisogno, la prima cotta fu subito un successo: il gusto era ottimo, nonostante i materiali utilizzati per la cottura fossero costituiti da kit “Home Made”, nulla di professionale quindi, ma fu quella la scintilla da cui poi partì quello che oggi conosciamo.

Capitolo ‘cotta di prova’ risolto! Ora mancava un piccolo nido dove concepire e crescere quello che poi si consolidò nel giro di pochi anni. Lo spazio per la costruzione del birrificio artigianale gualdese fu individuato nella zona “Case Alibrandi” (zona industriale sud di Gualdo Tadino), dove già risiedeva uno stabile di proprietà della famiglia Minelli utilizzato fino a quel momento come rimessa attrezzi edili per la tuttora esistente impresa di suo nonno Vittorio. La vista era ed è stupenda, colline a perdita d’occhio a nord, a sud, a est, a ovest, campi arati tutt’intorno per future coltivazioni di orzi e luppoli. Un sogno idilliaco che prende forma da lì a pochi mesi con la costruzione del piccolo birrificio, iniziata nella primavera del 2012.

 

Capitolo birrificio risolto! Ora inizia la parte più bella e creativa ma anche la più difficile. La nostra birra deve avere un nome importante, che ricopra l’affetto per le nostre origini e per il nostro territorio, che sia di immediata lettura, rimembranza e lungimiranza ma che nasconda velatamente tutto l’amore per le sue radici e la sua storia. Matteo chiede così l’aiuto di sua moglie Maria Cristina per cercare insieme il nome adatto a questo nuovo progetto; passarono intere giornate alla ricerca di un nome che richiamasse in tutto e per tutto il loro legame con il territorio, un nome che avrebbe fatto risuonare Gualdo Tadino non solo all’interno del territorio nazionale ma anche e soprattutto su quello internazionale; perché la forza di Matteo, sin dal principio, è sempre stata quella di pensare in grande, di credere fortemente che questa birra potesse superare le cinta murarie medievali per arrivare verso infinite destinazioni. La scelta ricadde su “Birra Flea”: il nome si ispira all’omonima Rocca, antica fortezza medievale situata nella parte alta della città di Gualdo. Meraviglia architettonica costruita dall’Imperatore Federico II di Svevia nel 1242 che tanti ci invidiano e che, dall’alto della sua maestosità, ha combattuto guerre e vissuto rinascite. Ora nella Rocca Flea ha sede il Museo Civico della città di Gualdo. Come collegare però un così ‘giovane’ progetto e, verosimilmente, per giovani consumatori ad una storia così antica? La persona a cui dobbiamo la ricostruzione in chiave moderna dei nostri testi è lo storico gualdese Prof. Michele Storelli. A lui va il nostro Grazie se la storia letterale di Birra Flea è, nonostante qualche anno di attività, ancora così attuale. Le sue conoscenze storico-culturali furono per Matteo e Maria Cristina un aiuto e una risorsa davvero preziosi: con lui ricostruirono la “Genesi” della Rocca Flea e di tutti i personaggi che in quell’epoca solcavano la sua corte. Il professor Storelli riuscì a risalire alle origini con accurata meticolosità, per non lasciare nulla al caso e per ricavare fonti storiche il più possibile attendibili. Con lui abbiamo messo i primi pilastri per la costruzione della nostra storia:

Gualdo Tadino e l’acqua: un legame antico e inscindibile. A cominciare dalla denominazione stessa della Rocca Flea, che da sempre domina dall’alto il centro urbano, così chiamata perché costruita non lontano dalle sorgenti del fiume Fleo o Flebeo, nel cui nome si rintraccia la parola φλέψ, φλεβός usata dagli storici e geografi greci per indicare le vene d’acqua. Proprio qui, dalle parti della Rocca Flea, si trovò a passare intorno al 1242, negli anni dell’opposizione al papato, l’imperatore Federico II e vi trovò la fedele città ghibellina di Gualdo prostrata dopo il terribile incendio che ne aveva distrutto il precedente abitato. Commosso dalle sorti della città alleata, il sovrano volle dare un segno della sua munificenza dotandola di una cinta muraria difensiva e restaurando la Rocca, ponendo con le proprie mani la prima pietra. E inoltre «cavalcando in giro per il territorio, seminò con le sue mani frumento, orzo, spelta, fave, miglio e altre essenze, chiedendo a Dio onnipotente che facesse crescere il castello e moltiplicare la sua popolazione e si degnasse di assicurare cibo ed ogni bene e sicurezza come impegno eterno» (Chronicon). Dalle rinomate acque di Gualdo Tadino e dai semi gettati secoli fa dall’imperatore Federico, nasce oggi la Birra Flea.”

Mentre il birrificio consolida le sue fondamenta nei terreni fertili della zona rurale di Gualdo, la strada si fa sempre più affascinante e complicata: la scelta delle prime tipologie di birra e relativi nomi. Seguendo dunque il filo logico che collega tutta l’idea imprenditoriale al suo territorio di origine, nascono le prime quattro tipologie di birra, che furono battezzate, rappresentate e vestite con i nomi dei personaggi storici protagonisti della Gualdo ai tempi del re Federico II. Nasce così la prima birra rossa, la nostra apprezzatissima Bastola, la bionda Costanza, la blanche Bianca Lancia e la golden Federico II, unico uomo fra le dame rappresentanti. Approfondiremo meglio il tema eroi, colori, logo ed etichette nei prossimi articoli, vogliamo dare il giusto spazio ad un argomento così affascinante nonchè presentare al meglio chi ha contribuito a dare un’immagine duratura al nostro progetto!

Così, in un caldissimo giorno di metà giugno, anno 2013, il birrificio Flea è finalmente inaugurato. Con un impianto di ultima generazione in grado di produrre 24 ettolitri di birra per ciclo continuo, con una cantina di fermentazione e stoccaggio da 400 ettolitri e con una capacità produttiva in grado di superare i 3 milioni di bottiglie annue. Non potevamo dimenticarci dell’aspetto “green” che da sempre caratterizza le nostre idee, pertanto il fabbricato viene interamente realizzato in classe B+ e completamente autonomo dal punto di vista energetico. Con un impianto fotovoltaico completamente integrato installato sulla copertura e pensiline fotovoltaiche destinate a posteggi auto e alla ricarica di auto elettriche, il birrificio ha completato la sua impostazione a bassissimo impatto ambientale, operativa fino ad oggi.

Con queste poche ma significative parole, abbiamo voluto dare la possibilità a chiunque di voi di leggere qualcosa che per noi non è facile descrivere a parole. Quando credi in un sogno che, da progetto mentale, diventa realtà non vi rendono giustizia tutte le parole del mondo. E’ questo il messaggio che vorremmo far passare: credere nei sogni! Nonostante la crisi, nonostante gli ostacoli scommettiamo su ciò in cui crediamo e, con un po’ di fortuna e spirito d’intraprendenza, i risultati sono lì che ci aspettano.

Terminiamo con una frase del discorso inaugurale del nostro Matteo significativa ed emblematica datata 2013: “Grazie a tutti quelli che ci hanno creduto e, a partire da oggi, continueranno a crederci, con la speranza e la voglia di ritrovarci di nuovo qui fra un anno a celebrare il successo di Birra Flea”.

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